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Nome: Matteo
... un po' di insano spirito tragico, smisurata possessione musicale e fastidioso senso dell'umorismo.
mi avete avvistato tra le stelle *loading* volte




Un'impennata spavalda e virile sull'orlo del precipizio; il sapore acre dell'adrenalina che eruttando fa esplodere il petto, e infine il volo, infinito, disperato... una vera e prorpria caduta. Precipitare, come in un incubo dannatamente conturbante, stranamente soddisfacente. Un orgasmo nutrito e sofferto, torbido, soffocante, devastante; una forza che preme dall'altro e un'altra che tira dal basso, al limite della resistenza fisica e al contempo al culmine dell'appagamento psichico. Una centrifuga di pensieri impazziti, come elettroni in un tubo catodico.
E più precipito più vedo il suolo allontanarsi, e le tenebre avvolgermi... morirò?
Anche se fosse sarò morto godendo in modo irresistibile, attraversato da uno scomposto spasmo di violento piacere sensuale.

"...That would really be a Breakthru..."
(QUEEN - Breakthru, 1989)
Fly, fly across the deep blue sky my fresh white dream...
The dream that could be mine!
... e se qualcuno dovesse venir qui e prendermi sul serio?
... Per fortuna sono tutti impegnati a far altro o più probabilmente a far nulla.
Non sono pericoloso come sembra, sono semi-vegetariano e prego Dio tutte le sere... ma se i miei scritti dicono la verità che posso farci? L'Arte fa male, l'ho sempre detto.
Le chiamavo "Follie di Stravinsky"; ho allora smesso di ascoltare la sua musica sperando di ritrovare il senno, ma Bach e Benedetto Marcello nella loro maestosa trasparenza mi hanno aperto un nuovo universo di nere fantasticherie... leggo tutto a rovescio.
Sangue dolce
cola lento e sensuale
scivola
sulla pelle dorata
profumata di rose

Ho un cuore ormai più assimilabile ad un nido di vespe.
Ogni tanto una di loro esce dai miei occhi o dalla mia bocca per mostrare agli altri il male che alberga in me.
Un bagliore lontano
silenzio
Poi il grido disperato
del Cielo squarciato
dagli artigli della bestia
che divora sogni
e partorisce incubi.
Una volta si potevano bagnare i piedi sulla riva, nei giorni in cui nessuno osava pesar parole.
Poi vennero lunghe alghe a riva, portate da torbide correnti d'angoscia... l'acqua divenne impura.
Freddi cristalli di vetro dal cielo trafissero candidi gabbiani, che precipitarono agonizzanti nel mare corrotto e perturbato, macchiandolo del loro prezioso sangue.
Ricorda sempre che se non conosci la regola non puoi trasgredirla, poichè non c'è gusto nel commetere errori casuali.
Non anarchia, ma libertà.
D'espressione, prima cosa, d'attitudine poi, e infine di trasgressione.
Le conseguenze? Ripasserò, forse... e le pagherò... vediamo, forse.
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