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Nome: Matteo
... un po' di insano spirito tragico, smisurata possessione musicale e fastidioso senso dell'umorismo.
mi avete avvistato tra le stelle *loading* volte



Verranno sere di vini rossi e risate,
di confidenze a bassa voce e di carezze.
Verranno sere, ricordi di rare primavere, lunghe estati,
brevi autunni, intimi inverni.
Verranno sere,
dadi, carte e pedine,
Sguardi,
qualche spicciolo scommesso,
qualche battito sommesso,
di un cuore stanco,
tanto amato,
tanto incompreso.
Dormi, dormi e dimentica... o non è forse così bello nuotare dentro di te? Per tutta la vita ad esaltarti, a celebrarti, a fingere di non aver bisogno del meglio quando lo avevi già, fingendo, peggio, di non apprezzarlo.
Ti piaci tanto quando sai che gli altri ti guardano... ma allo specchio perdi miseramente il confronto coi tuoi occhi che pochi, dici, sanno sostenere.
Non hai mai voluto sentire parole troppo vere, nè mai voluto neppure ascoltare le domande che la tua coscienza stessa ti poneva.
Ma la roccia più dura non è eterna, e il fuoco più agitato e vorace può spegnersi come il misero bracere di una sporca sigaretta.
Ogni tanto fa bene fumarsi un sigaro... lo sai. E allora fumalo.
Un Sigaro...
Ci saranno sempre una poltrona e un posacenere, per te.
E' un'arpa che disegna la via,
che sognante dipinge di scintille un profondo cielo notturno,
giocando sulla luna e attraversando le nubi,
su e giù, più su... e ancora giù
una colata d'oro,
dolce, pizzicato,
un fluido angelico.
Nel cielo,
notturno.
Morire così, nella tempesta.
Vanno e vengono,
sferzanti raffiche,
portando via ogni volta un po' di me.
Ora aggrediscono il volto, con unghie pesantemente smaltate,
ora strappano il fianco,
nudo e vulnerabile.
Pensieri,
a spasso su un quadrante
divorati da due lancette.
Nient'altro che echi. Certe parole non tacciono mai; anche costrette in una dimensione dimenticata, come echi esse continuano a risuonare nel vento, vecchie canzoni ormai impresse nella memoria.
Che sia nella nostra natura escluderle, perchè vecchie e scomode, ed arginarle? .. E vale poi veramente la pena di cullarsi in quell'agnognato quieto vivere, quando tanta quiete scenderà sulla nostra (non) esistenza da morti?
Eppure... echi, echi e riverberi; sempre troppo effimeri da mettere su carta, e sempre troppo intensi da narrare.
Sorvolo?
... mai fu più appropriato. Sorvolo.
Il bacio di Ottobre, al mattino,
nel letto
tiepido,
dolce e malinconico,
un po' bambino,
col sorriso.
Silenzioso come un sorriso negli occhi,
una carezza tra i capelli
o un bacio sulle labbra.
Poesia per le vie, profumo,
e violini, la sera.
Ma la notte una fredda brezza ti sorprende,
da qualche parte nel tempo;
una musica stonata.
Una corda,
che si spezza.
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